Distributori automatici invadono il Sol Levante: amare o zuccherate, nere o con il latte, a sorpresa queste bevande non sono neanche male.
Il Giappone, rinomato per i suoi tè, sembra sempre più infatuato per il suo principale antagonista: il caffè. Girando per le grandi città i locali che servono caffè, siano essi grandi catene come Tully’s o Starbucks, o piccole torrefazioni, sono in continuo aumento.
Accanto alla somministrazione, la grande battaglia che si gioca già da molti anni è il controllo del territorio tramite le migliaia distributori automatici, disseminati in ogni angolo del Sol Levante, che con pochi spiccioli (in media tra 80 cent e 1.20 euro), forniscono bevande calde e fredde. I due grandi antagonisti sono Suntory e Kirin, tuttavia si trovano molto diffusamente anche altri marchi come Asahi e la sopracitata Tully’s.
Qualcuno avrà già iniziato a storcere il naso, anche se le preparazioni alternative alla moka o all’espresso sono in continuo aumento anche qui da noi. Ma come sono veramente questi caffè? Innanzitutto sono caffè confezionati in lattina. Le tipologie disponibili sono molteplici, si va dal classico nero (non zuccherato) al caffellatte (zuccherato). Per capire meglio di cosa si tratta, all'assaggio ci concentriamo sulle varietà “black”: il livello medio è più che accettabile, con alcuni prodotti molto interessanti e ben studiati.
Partendo dal fondo della classifica e dai black “base”, il peggiore è indubbiamente UCC, anonimo, acquoso e senza aroma, mentre Fire Black, Suntory Boss, Georgia Black, Wonda sono ottimi prodotti.
Nella fascia premium, battaglia che si combatte sul flacone in alluminio con tappo a vite, anziché sulla lattina a strappo, si fa un ulteriore scatto in avanti, anche se con profili aromatici differenti e con molto studio alle spalle: citiamo Georgia, Tully’s Barista Black, Dydo Black e Suntory Black Boss Premium. Il numero di distributori e la loro capillarità non è sufficiente per capire il livello di scontro e bisogna buttare un occhio alla pubblicità.
Il colosso Suntory da diversi anni ha messo in campo addirittura una star hollywoodiana come Tommy Lee Jones, protagonista anche di divertenti spot dove interpreta la parte di un alieno.
Come orientarsi nella scelta se non padroneggiate la lingua? Seguite i colori: la fascetta o luce rossa indicano una bevanda calda, le blu quella fredda. Le lattine nere sono sempre caffè nero non zuccherato, mentre quelle con tonalità di marrone o rosso indicano presenza di latte e zucchero.
Quali sono le ragioni di questo amore? Non ho una risposta sociologica o di mercato ma credo siano molteplici: una, forse un po’ stereotipata ma valida, è che il Giappone ha una tradizione centenaria di bevande e di gastronomia e, come l'Italia, ama anche ricercare. La seconda è più ardita ma è stata una sorta di epifania avuta in un izakaya tradizionale sotto gli archi della ferrovia di Tokyio mentre mangiavo il nattō (納豆), un curioso piatto a base di fagioli di soia fermentati. Ha un aroma che ricorda il caffè.