Nel comparto enologico 4 bottiglie su 10 hanno questa tappatura e per dimostrare la validità dell’innovativa tecnica enologica 5 vignaioli hanno messo in comparazione alcuni loro vini seguendo un preciso criterio. Ecco il simposio degli "Svitati"
GAMBELLARA (Vicenza). Dimenticate - o cercate di farlo - il soffice botto del tappo di sughero che esce dal collo della bottiglia di vino: il futuro punta sul tecnologico "skic". E’ il lieve rumore che provoca l’apertura di una bottiglia chiusa con speciali capsule d’alluminio, avvitate sul collo del contenitore, appositamente predisposto in fase di fusione del vetro. Scelta innovativa, in grande evoluzione. Nel comparto enologico 4 bottiglie su 10 hanno questa moderna tappatura. Con una crescita esponenziale di nuovi "custodi del gusto".
A Villa Sorio di Gambellara, nel vicentino, autorevoli vignaioli italiani hanno dato vita - e non è una casualità - al simposio degli Svitati. Bottiglie chiuse rigorosamente con tappi a vite, per una similitudine che lega la vite - pianta che s’avvita, si torce ai pali di sostegno - a queste capsule a spirale sicuramente moderne quanto sicure. Per diversi motivi. Anzitutto perché sono in grado di preservare il vino da facili ossidazioni (non alterano il colore, neppure la fragranza) mentre si confermano chiusure di facile apertura, simpatiche nella loro veste colorata e soprattutto ecosostenibili. L’allumino è totalmente riciclabile. Completamente diverso dal sughero, il materiale generalmente sfruttato per tappare le bottiglie di vino.
Il tappo a vite non imbalsama il vino, ma lo preserva da insidie. Non solo: spesso sprona a mirabili evoluzioni, rendendo il vino ancora più coinvolgente, proprio come l’aveva vinificato il vignaiolo. Per dimostrare la validità dell’innovativa tecnica enologica 5 vignaioli hanno messo in comparazione alcuni loro vini seguendo un preciso criterio: stesso vino, dalla stessa vasca, della medesima e contigua vendemmia, con una variante. Questa: confrontare quelle tappate col sughero e quelle con la capsula in alluminio. Senza badare all’immediatezza, anzi. Confrontare ad esempio un vino bianco del 2010, stessa specifica origine, medesima sagoma della bottiglia, identico periodo di conservazione, diverse solo nella chiusura. Ebbene, nella simpatica sfida, il tappo a vite rende onore al vino in 3 batterie su 5.
Lo ha "sentenziato" una giuria di enologi, tecnici, sommelier, cuochi e giornalisti. Degustando un Soave 2010 di Graziano Prà, poi il ‘datato’ Sauvignon 2007 di Pojer&Sandri, seguito da un Barbera Monleale 2016 di Walter Massa, seguito dal Vintage Tunina 2013 di Silvio Jermann e - a chiudere, ma per rilanciare e onorare l’indomito precursore del tappo a vite in Italia, l’indimenticabile Franz Haas - il suo Pinot Nero Schweizer 2015.
Degustazione preceduta da un convegno scientifico curato dal professore Fulvio Mattivi della Fondazione Mach, il più autorevole ricercatore sulle dinamiche enologiche. Che ha mostrato ogni dettaglio a supporto del tappo a vite. Spiegazioni meticolose quanto di facile comprensione.
"Nelle bottiglie - ha ribadito Mattivi - con questa chiusura, a distanza di anni, il vino dimostrava un colore ancora brillante e presentava delle caratteristiche organolettiche ideali. Sia per i vini rossi che per quelli bianchi, in queste degustazioni, le bottiglie con tappo a vite erano uguali alle migliori bottiglie con tappo di sughero". Proprio come la spontaneità di questa tecnologia innovativa, scaturita già negli anni ’50 del secolo scorso in Borgogna e rifinita in Svizzera.
In Italia oltre 300 milioni di bottiglie di vino vengono commercializzate con questa tappatura. Garantiscono, banalmente, una cosa: il vino non saprà mai di tappo.
Ciò che ha portato i cinque Svitati alla scelta del tappo a vite è l’obiettivo che sta dietro al suo utilizzo: il perfetto mantenimento di quelle qualità organolettiche del vino tanto ricercate e valorizzate dal lavoro in vigneto e in cantina. Grazie alle sue caratteristiche questa tipologia di tappo permette infatti una micro ossigenazione costante, preservando il vino e permettendo un’omogeneità qualitativa anche nel caso di vecchie annate, oltre ad una corretta evoluzione.
Cinque aziende che cercano la precisione fin nei minimi dettagli, scelta dei vitigni e migliori uve, con cantine tecnologiche per produrre un vino di un’altissima qualità. Che ora hanno a disposizione il tappo ideale per mantenerla.
L’incontro odierno vuole essere il punto di partenza di questo nuovo “movimento” del vino, un gruppo di produttori formatosi spontaneamente per rivolgersi ad un pubblico che si dimostra sempre più consapevole, ma anche ad amici produttori – sempre più numerosi – pronti per diventare altrettanto “Svitati”.
Adesso bisognerà anche affrontare certe norme burocratiche che impediscono l’uso di queste capsule - lo prevedono i disciplinari di molte Doc - nonché esportazioni verso l’estero (Usa in primis) senza tralasciare le dosi di scetticismo ostentato da schiere di sommelier. Pure tra i "romantici" che amano vedere - e udire - il fascinoso botto del tappo di sughero. Sperando comunque di garantire felici prosit.