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Nuova stretta degli Stati Uniti e dell'Unione europea nei confronti della Cina. Secondo quanto riporta Bloomberg, citando fonti a conoscenza della questione, starebbero valutando la possibilità di imporre nuovi dazi sull'acciaio e sull'alluminio cinesi nell'ambito della lotta alle emissioni di anidride carbonica e alla sovra capacità globale che minaccia la sopravvivenza delle industrie siderurgiche statunitensi ed europee.
La mossa segnerebbe un approccio nuovo in quanto gli Stati Uniti e l'Unione Europea cercherebbero di utilizzare i dazi - solitamente impiegati nelle dispute commerciali - per promuovere la loro agenda sul clima. I titoli dei produttori statunitensi di alluminio e acciaio sono saliti all’after hours a Wall Street, mentre a Hong Kong sono arretrati Aluminum Corp. of China e China Hongqiao Group.
L'idea, nata all'interno dell'amministrazione Biden, è ancora in una fase iniziale, ha precisato Bloomberg, e non è stata proposta formalmente. In ogni caso un’intesa con l'Ue, comprese le specifiche su come identificare le soglie per l'applicazione dei dazi, non è probabile prima della fine del prossimo anno, ha detto una fonte, aggiungendo che anche questa tempistica è ottimista. Il nuovo quadro, che si basa sull’intesa Usa-Ue dello scorso anno, si rivolge principalmente alla Cina che produce oltre il 60% dell'acciaio mondiale e il 57% dell'alluminio, nonché ad altre grandi nazioni inquinanti.
Attualmente la Cina esporta poco acciaio e alluminio negli Stati Uniti. Secondo i dati delle dogane cinesi, l'anno scorso le esportazioni di acciaio verso gli Stati Uniti hanno rappresentato il 2,1% del totale delle spedizioni all'estero, mentre quelle di alluminio intorno al 5%. Anche l'Unione Europea ha già imposto tariffe su alcuni prodotti cinesi in alluminio e acciaio. Secondo la società di consulenza Wood Mackenzie, la produzione mondiale di ferro e acciaio emette, complessivamente, 3,4 miliardi di tonnellate di carbonio all'anno, pari al 7% delle emissioni globali.
Un piano che rischia di aggravare le divisioni tra Pechino e Washington, soprattutto in un momento in cui i due Paesi si sono impegnati a lavorare insieme per combattere il cambiamento climatico. Ma i colloqui tra Stati Uniti e Unione Europea per affrontare congiuntamente la crisi climatica, segnala ancora Bloomberg, sono un segnale positivo per una relazione che soffre ancora una volta vista la legge sul clima firmata da Joe Biden che, secondo i Paesi europei, discrimina le loro industrie.
Da parte sua, la Cina si è opposta ai dazi perché violano le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, come ha spiegato oggi, 6 dicembre, la portavoce del Ministero degli Esteri, Mao Ning, durante un briefing con la stampa a Pechino, aggiungendo che la sua nazione "prenderà tutte le misure necessarie per salvaguardare i nostri legittimi diritti e interessi". Altri Paesi hanno espresso interesse a partecipare ai negoziati, ma è probabile che il nuovo quadro non li includa in un primo momento. Ciò potrebbe significare che le importazioni di acciaio e alluminio dal Giappone e da altri Paesi rischiano di essere prese di mira da nuovi dazi. L'obiettivo, tuttavia, è quello di aprire l'accordo ad altri Paesi il più rapidamente possibile.
Non è chiaro neppure quale sia l'autorità legale che l'amministrazione Biden utilizzerebbe per implementare questi nuovi dazi. La questione è ancora in fase di elaborazione sia nei colloqui con l'Ue sia con i rappresentanti dell'industria e del Congresso. I funzionari dell'Ue hanno anche sollevato diverse questioni, tra cui la legalità e la compatibilità con le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio e con il meccanismo interno di determinazione del prezzo del carbonio. L'impegno commerciale degli Stati Uniti e dell'Unione europea, incentrato sul clima, è stato sollevato per la prima volta nell'ottobre 2021, quando le due parti hanno risolto una disputa sui dazi sull'acciaio e sull'alluminio, imposti dall'ex presidente, Donald Trump, per motivi di sicurezza nazionale.
Un approccio potrebbe essere quello di convertire un'indagine esistente ai sensi della Sezione 232 della Trade Expansion Act - che è servita come motivazione alla base dei dazi di Trump sull'acciaio e l'alluminio europei nel 2018 - in una nuova indagine che prenda di mira le emissioni di carbonio e la sovra capacità. Questo darebbe alla Casa Bianca la copertura legale per andare avanti senza dover aspettare la conclusione di una nuova indagine. (riproduzione riservata)
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