Grappe, gin e rum: maestri da sei generazioni. «Ogni lustro cambia gusto»- Corriere.it

2023-03-16 17:35:31 By : Mr. Victor Ying

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Paolo Mantovani e la sorella Anna sono la sesta generazione di imprenditori alla guida de «Le Antiche Distillerie Mantovani». Tra grappe, rum, gin, amari sono 160 i prodotti risultato di duecento anni di tradizione. La bottiglia più antica ha 150 anni e qui si conserva la ricetta originale

«A ogni lustro si cambia gusto, si dice qui in Polesine. Il gusto personale cambia ogni cinque anni con risvolti sociali ed economici importanti». Paolo Mantovani è nato tra amari e spiriti. Con la sorella Anna, rappresenta la sesta generazione di imprenditori alla guida de «Le Antiche Distillerie Mantovani» nate nel ferrarese nel 1824 e dagli anni Settanta con sede a Pincara, un piccolo centro in provincia di Rovigo dove i locali amano sorseggiare la «Grappa delle nebbie» e il «Liquore del Polesine», un amaro a base di tarasacco locale. L’azienda si compone di nuclei distinti: le distillerie, lo spaccio, il museo aziendale chiamato «Futuro della memoria» e il giardino adibito a garden sharing, in estate i turisti via piazzano le loro tende. Grappe, rum, gin, amari: i 160 prodotti delle Antiche Distillerie sono il risultato di duecento anni di una storia che racconta i cambiamenti nel gusto degli italiani. «Il distillato più rappresentativo di metà Ottocento è l’acquavite di anice che troviamo riprodotto come locandina all’interno del museo», dice Mantovani.

La bottiglia di Gin che ha 150 anni

È una bottiglia di gin quella più antica e ancora perfettamente conservata. Che sapore avrà quello spirito dopo 150 anni? «Non la apriremo mai» , dice Mantovani. «Conserviamo la ricetta originale, manoscritta , ma anche se volessimo riproporlo oggi, non sarebbe gradito, tanto il gusto è distante dai nuovi gin, pur restando a base di ginepro, coriandolo e liquirizia». L’azienda si sviluppa negli anni Venti del secolo passato. Le strategie di marketing sono ancora agli albori. «Nascono i bicchieri dedicati, mentre le scatole in alluminio usate per coprire e conservare i fiammiferi vengono personalizzate con l’immagine dell’Anicione, un liquore a base di anice stellato, anice verde e finocchietto selvatico distillato con il delicato metodo della corrente di vapore che lascia inalterati i profumi e gli aromi». Il Ventennio fascista rimanda alle campagne belliche con la Crema Somala e l’Acqua di Russia. «La prima era al gusto di banana. La seconda era una vodka potentissima, a 60 gradi con all’interno della cociniglia che le conferiva un colore rosato».

Di quel periodo anche il liquore Arquibus, il cui nome deriva dall’antico fucile napoleonico detto archibugio e talmente forte, con il 46% di alcol e un 1% di zucchero, da poter disinfettare le ferite da arma da fuoco. Le etichette stesse ancora leggibili raccontano come è cambiata nel tempo la percezione dei distillati. «La nostra ferrochina nasce negli anni Settanta, aveva 35 gradi e mio nonno scriveva: “Va presa dagli adulti nella dose di tre bicchierini al giorno prima dei pasti e ai fanciulli metà dose”. I distillati nascevano come panacee medicamentose e venivano venduti in farmacia ». Il boom degli aperitivi arriva negli anni Ottanta e Mantovani ne propone aggiornando il passato. «Le antiche ricette dell’Aperitivo Rosso sono ancora oggi lo spunto per creare qualcosa di nuovo. Hanno una gradazione alcolica moderata, una minore nota amara e un maggior spunto agrumato di mandarino». Cosa beviamo in questo nuovo millennio? «Grappe alla camomilla, nocino fatto con i malli di noce Lara del Polesine e il “resentin”, da resentare che nel dialetto locale significa pulire. Questo liquore tipico del Veneto è a base di prugna. Veniva usato per pulire la tazzina dopo che si era bevuto il caffè e oggi è di nuovo apprezzato». Il distillato più prestigioso è invece il risultato di una società globetrotter e multietnica . «Il Doppiospirito è espressione dell’eleganza italiana e della sensualità centro-americana, coniuga la grappa invecchiata in botti di rovere e un rum caraibico invecchiato per 15 anni in quercia». Come Mantovani festeggerà i duecento anni dell’azienda? «Stiamo pensando a festeggiamenti con linee riserva e limited edition. E non mancheranno le nuove proposte, gli amari a base di chinotti presidio Slow Food di Savona che tanto piacciono ai palati sempre più raffinati e attenti alla qualità delle materie prime e alla loro territorialità».

Coinvolgimento, benessere e partecipazione. Le aziende che scelgono questi criteri per motivare i loro dipendenti ottengono maggiore produttività e risultati di bilancio importanti

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